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	<title>La Voce Della Fogna</title>
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	<description>il mondo visto dal basso</description>
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		<title>MIO PADRE MINATORE E NAPOLITANO (di A. Socci)</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 17:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Mio padre minatore e Napolitano
Napolitano come autorità morale della nazione? Non mi piace l’idea che viene prospettata sempre più spesso da giornali e sondaggi e vagheggiata implicitamente pure dal cardinal Bagnasco, a proposito della vicenda di Melfi.
Napolitano è un funzionario dello Stato, il primo in quanto presidente della Repubblica. Mi auguro che faccia quel rispettabile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Mio padre minatore e Napolitano</div>
<p>Napolitano come autorità morale della nazione? Non mi piace l’idea che viene prospettata sempre più spesso da giornali e sondaggi e vagheggiata implicitamente pure dal cardinal Bagnasco, a proposito della vicenda di Melfi.</p>
<p>Napolitano è un funzionario dello Stato, il primo in quanto presidente della Repubblica. Mi auguro che faccia quel rispettabile mestiere in modo super partes, come un notaio, non come lo sta facendo adesso, vistosamente impegnato a tessere delle sue politiche (per esempio verso la Lega) con modi ovattati e furbi che ricordano la sua precedente vita nel Pci di Togliatti.</p>
<p>Riconosco che certe volte si è mostrato super partes e non mi pare che sia, dal punto di vista caratteriale, livoroso e ampolloso come il pessimo predecessore Scalfaro. A differenza di costui, Napolitano, essendo ateo, non si ritiene il padreterno. E’ già qualcosa.</p>
<p>Ma quanto a “padri della patria” e autorità morali, se permettete, guardo altrove. A Napolitano personalmente preferisco il suo opposto speculare: mio padre, Silvano, che ha passato tutta la vita a “combattere i Napolitano”.</p>
<p>I due hanno fatto una vita antitetica. Sono nati entrambi nel 1925. Napolitano in una famiglia benestante che lo ha fatto studiare, mio padre in una famiglia di minatori, che a nove anni gli ha fatto lasciare le elementari e lo ha mandato a guadagnarsi il pane.</p>
<p>Nel 1938-39, a 14 anni, Napolitano fu iscritto al liceo classico Umberto I di Napoli e mio padre alle miniere di carbone di Castellina in Chianti.</p>
<p>Nel 1942 Napolitano entrava all’università, facoltà di Giurisprudenza, e mio padre, desideroso di studiare, usava il poco tempo fuori della miniera leggendo  i libri datigli dal parroco del paese.</p>
<p>In questi anni di guerra Napolitano si iscrive al Guf, il Gruppo universitario fascista, collaborando col settimanale “IX Maggio”. Mentre mio padre approfondisce la sua fede cattolica e comincia a detestare la barbarie della guerra, l’ingiustizia che vede attorno a sé e le dittature.</p>
<p>Nel 1945 Napolitano aderisce al Partito Comunista italiano e mio padre prende contatto con la Democrazia cristiana. Nel 1947 Napolitano si laurea e partecipa alle epiche elezioni del 1948, a Napoli, come dirigente del Pci di cui Togliatti è il “commissario” e Stalin il padrone indiscusso.</p>
<p>Mio padre vive quelle elezioni – decisive per il futuro e la libertà dell’Italia – facendo campagna elettorale per la Dc nella terra più rossa d’Italia, prendendosi insulti e minacce (che per fortuna rimangono tali dal momento che a vincere è la Dc).</p>
<p>Nel 1953 Napolitano viene eletto deputato del Pci e come tutti i dirigenti comunisti che non hanno mai lavorato un giorno in una fabbrica, in un campo o in una miniera pretende di rappresentare i lavoratori italiani e di parlare a nome loro.</p>
<p>Nello stesso anno mio padre, che lavoratore lo era, in un incidente di miniera subisce l’amputazione di una mano e rischia di morire dissanguato (salvato solo dal gelo della notte invernale che ghiacciò il sangue e lo fermò).</p>
<p>In quel 1953 morì Stalin. Il più sanguinario e longevo dei tiranni aveva soggiogato con i carri armati metà Europa e minacciava pure l’Italia, ma il Pci lo faceva venerare alle masse come il più grande benefattore dell’umanità.</p>
<p>Il giorno dopo la sua morte, infatti, il 6 marzo 1953, “l’Unità” uscì con questa monumentale prima pagina: “Stalin è morto. Gloria eterna all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e per il progresso dell’umanità”.</p>
<p>Seguivano pagine e pagine di encomi adoranti. Mio padre che già nel 1950 era riuscito a procurarsi una copia di “Buio a mezzogiorno” di Arthur Koestler, cercava di spiegare la verità su questo bestiale tiranno a tanti suoi compagni di lavoro, imbrogliati dalla propaganda del Pci, partito complice di Stalin e propalatore in Occidente dalle sue stomachevoli menzogne.</p>
<p>Fior di intellettuali e politici che in quei decenni avevano tutti i mezzi per riconoscere cos’era il comunismo e denunciarne gli abomini  (anche perché si recavano in Urss) si rifiutarono di farlo, continuando a prendersi gioco di milioni di lavoratori, a farsi beffe della loro povertà, dei loro sogni, nutrendoli di odio e di un’ideologia violenta che rubava loro perfino l’anima: la fede in Dio.<strong> </strong></p>
<p>Nel 1956 i carri armati sovietici schiacciarono nel sangue il moto di libertà dell’Ungheria. Il Pci e l’Unità applaudirono i cingolati del tiranno e condannarono gli operai che chiedevano pane e libertà come “controrivoluzionari”, “teppisti” e “spregevoli provocatori”.</p>
<p>Napolitano – che era appena diventato membro del Comitato centrale del Pci per volere di Togliatti – mentre i cannoni sovietici sparavano fece questa solenne e memorabile dichiarazione: “L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma alla pace nel mondo”.</p>
<p>Passano gli anni e Napolitano diventa uno dei leader più importanti del Pci, mentre l’Urss delle mummie di Breznev continua a soffocare la libertà dovunque, dalla Polonia alla Cecoslovacchia, dal Sud est asiatico all’Africa, all’Afghanistan.</p>
<p>Mio padre, che alla mia nascita era disoccupato per la chiusura delle miniere ed era passato a fare un altro lavoro operaio, dedicherà molte energie alla militanza politica (nella Dc contro il Pci), alla militanza sindacale e alle opere di solidarietà cattoliche, ma anche alla letteratura e alla pittura.</p>
<p>Da lui, negli anni Settanta, a 14 anni, ho imparato i fondamentali della politica. E quello che fa un uomo degno di questo nome. Scoppia il caso Solzenicyn e leggo un suo pamphlet “Vivere senza menzogna” e poi “Arcipelago Gulag”. Mio padre me lo indica come un uomo vero.</p>
<p>Al liceo che frequento, pieno di figli di papà di estrema sinistra, lo chiamano invece “fascista”. Per il Pci è un reazionario.  Napolitano sull’Unità definisce “aberranti” i giudizi politici del dissidente russo e spiega che esiliarlo era la “soluzione migliore”.</p>
<p>Di errore in errore il Pci di Napolitano continua a professarsi comunista fino a farsi crollare il Muro di Berlino in testa nel 1989. In un Paese normale quando quell’orrore  è sprofondato nella vergogna e il Pci ha dovuto frettolosamente cambiar nome e casacca, tutta la vecchia classe dirigente che aveva condiviso con Togliatti e Longo la complicità con Stalin e l’Urss, avrebbe dovuto scegliere la via dei giardinetti e della pensione. Anche per l’età ormai avanzata.</p>
<p>In Italia accade il contrario. Avendo sbagliato tutto, per tutta la sua vita politica, Napolitano diventa Presidente della Camera nel 1992, ministro dell’Interno con Prodi, senatore a vita nel 2005 grazie a Ciampi e nel 2006 addirittura Presidente della Repubblica italiana.</p>
<p>Mio padre muore nel 2007, in una casa modesta, a causa della miniera che gli ha riempito i polmoni di polvere di carbone che, a distanza di decenni, lo porta a non poter più respirare.</p>
<p>Mio padre fa parte di quegli uomini a cui si deve la nostra libertà e il nostro benessere, ma la loro morte – come scriveva Eliot – non viene segnalata dai giornali.</p>
<p>Gli onori invece vanno a coloro che vengono da quel comunismo che per anni ha minacciato la nostra libertà. Sono questo tipo di uomini a essere considerati autorità morali e padri della nazione.</p>
<p>L’Italia ha avuto il più forte e pericoloso Pc d’Occidente, che è stato una delle grandi sciagure della nostra storia. Ma ancora oggi sembra non si possa dire.</p>
<p>Napolitano è il primo Capo dello Stato proveniente dal Pci. E l’Italia è l’unico Paese dell’Occidente ad aver fatto una scelta simile. Del resto assai contrastata. Infatti fu eletto da metà parlamento, che rappresentava una minoranza degli italiani.</p>
<p>All’inizio sembrò tenerlo presente e guadagnò consenso tenendosi super partes. Oggi assai meno. Il protagonismo politico di Napolitano si fa sempre più evidente. E arrivano anche sermoni moraleggianti e richiami da padre della Patria.</p>
<p>Vorrei dirgli: no grazie, ce li risparmi. Abbiamo altri padri.</p>
<p><strong>Antonio Socci<br />
</strong></p>
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		<title>FINI</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 18:21:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tornando a casa stasera ho ascoltato su radioradicale le dichiarazioni a caldo dei finiani alla fine del discorso di Fini. Il giornalista chiede: &#8220;E&#8217; nato un nuovo partito?&#8221;. Ecco le risposte: Granata: &#8220;Fini è stato chiarissimo. Ha parlato al cuore degli italiani. Il percorso organizzativo è oramai iniziato&#8221;. Bocchino &#8220;Fini è stato chiarissimo. Il PDL non c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tornando a casa stasera ho ascoltato su radioradicale le dichiarazioni a caldo dei finiani alla fine del discorso di Fini. Il giornalista chiede: &#8220;E&#8217; nato un nuovo partito?&#8221;. Ecco le risposte: Granata: &#8220;Fini è stato chiarissimo. Ha parlato al cuore degli italiani. Il percorso organizzativo è oramai iniziato&#8221;. Bocchino &#8220;Fini è stato chiarissimo. Il PDL non c&#8217;è più. La nascita del nuovo soggetto politico dipende da Berlusconi&#8221;. Della Vedova (ex radicale): &#8220;Fini è stato chiarissimo. Occorre un nuovo partito liberale di massa. La palla è in mano a Berlusconi&#8221;. Tutto chiaro?</p>
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		<title>SCUOLA A FORIO</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 06:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Davide Conte e Gennaro Savio, da posizioni diverse, insorgono contro l’ipotesi di “doppi turni” alle scuole elementari del Comune di Ischia. È inconcepibile, scrivono. E aggiungono pure che è vergognoso e intollerabile.
Nel Paese della solidarietà, Forio, quasi nessuno scrive più cose del genere. Eppure, anche quest’anno le scuole foriane riapriranno in ritardissimo e con lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Davide Conte e Gennaro Savio, da posizioni diverse, insorgono contro l’ipotesi di “doppi turni” alle scuole elementari del Comune di Ischia. È inconcepibile, scrivono. E aggiungono pure che è vergognoso e intollerabile.</p>
<p>Nel Paese della solidarietà, Forio, quasi nessuno scrive più cose del genere. Eppure, anche quest’anno le scuole foriane riapriranno in ritardissimo e con lo spauracchio dei doppi turni. È un andazzo che si ripete da almeno un quindicennio. Emblematica (inconcepibile, vergognosa e intollerabile) la vicenda dell’edificio che ospita le scuole elementari allo Scentone. A che punto sono i lavori di straordinaria manutenzione di quel plesso?</p>
<p>Nel Paese della solidarietà, Forio, che spenderà qualcosa come due milioni di euro nei prossimi dieci anni per il fitto della sede (provvisoria) del municipio, il diritto allo studio resta una chimera.</p>
<p>Evviva!</p>
<p> Luciano Castaldi</p>
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		<title>IL MARTELLO DEGLI ERETICI</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 05:47:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#60;&#60;Quando si parla agli ignoranti “uomini colti” moderni, anche cristiani, delle vecchie eresie che per secoli e secoli, ripullulando caparbie, hanno lacerato la Chiesa e, senza volerlo, l’hanno servita, c’è da sentirsi rispondere: Archeologia per bigotti e professori di patrologia! Roba da seminari, roba trapassata, spazzatura erudita!
Non è vero nulla. L’errore, benché più prodigo nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&lt;&lt;Quando si parla agli ignoranti “uomini colti” moderni, anche cristiani, delle vecchie eresie che per secoli e secoli, ripullulando caparbie, hanno lacerato la Chiesa e, senza volerlo, l’hanno servita, c’è da sentirsi rispondere: Archeologia per bigotti e professori di patrologia! Roba da seminari, roba trapassata, spazzatura erudita!</p>
<p>Non è vero nulla. L’errore, benché più prodigo nelle sue forme della verità, non è fecondo all’infinito; si ripete, si riproduce, risuscita con nuove maschere. Sotto quei nomi antichi e strani di catafrigi, di antidicomariniti e di priscillianisti si ritrovano, a volte con sorpresa, utopie o bestialità o false dottrine, che conosciamo benissimo, che molti conoscono o difendono, rifiorite nell’età moderna e vive, alcune, anche oggi fra noi. Traducendole in termini contemporanei si vede subito che possono ancora appassionare gli spregiatori degli antichi eresiologi e che il conoscerle può giovare anche ai nostri più informati contemporanei.</p>
<p>Se dico che Agostino ha passato metà della vita ad azzuffarsi coi Manichei, coi Donatisti, e coi Pelagiani sentite subito puzzo di noia e gran voglia di saltar le pagine, ma se aggiungo che in realtà Agostino pugnò coi Teosofi, coi Protestanti e coi Romantici rizzate subito gli orecchi: vi sentite in paese di conoscenza. Sostituite – come è legittimo, con le debite cautele e limitazioni, sostituire – a Mani, la signora Blavatky, a Donato, Lutero e a Pelagio, Rousseau e vi accorgerete subito che le battaglie e le guerriglie di Agostino non sono reliquie gelide d’una vita defunta, ma come si dece, d’attualità.</p>
<p>Si capisce che queste identificazioni non sono eguaglianze perfette, ma parziali analogie e affinità: approssimazioni e non combaciamenti. Mutati i climi storici, l’aree d’origine, le razze e i problemi anche le facce dell’eresie mutano: l’eterno ritorno non è letteralmente vero neanche nel mondo del pensiero. Pure, scendendo al nucleo germinale, le somiglianze son tante che quelle assimilazioni possono sembrar fantastiche soltanto a coloro che si fermano all’empirìa del contorno storico.</p>
<p>Che il Manicheismo non sia altro – intorno al vecchio dualismo zarathustriano –che un pastone e un intruglio di religioni e filosofie di provenienza diversa l’abbiamo già visto, raccontando il primo invischiamento di Agostino. Come la Teosofia si fa buddista in Asia colla Blavatsky e cristiana in Europa con Steiner anche il Manicheismo fece il medesimo, tingendosi alla buddista in Cina e alla cristiana in occidente. Tanto il Manicheismo che la Teosofia hanno l’astuzia di addormentare i rimorsi dei loro fedeli, togliendo la responsabilità degli atti cattivi: nel primo coll’attribuirla all’invincibile dio delle tenebre, nel secondo col riferirla al <em>Karma</em>, cioè agli effetti di esistenze anteriori. Ma il Manicheismo somiglia alla Teosofia proprio nel metodo sincretista della sua composizione: Epifanio di Salamina lo definì “eresia policefala” e allo stesso modo si potrebbe chiamare la mistura asiatica della signora Blavatsky e dei suoi continuatori. Quanto al dualismo manicheo lo ritroviamo in altri eretici moderni, ad esempio in Renan, che concepiva la religione come una progressiva conquista del principio luminoso, dell’ideale, sul principio tenebroso o materia e animalità. E ritroviamo, in altro aspetto, riflessi dell’<em>Avesta</em> anche in Nietzsche che non per nulla dètte, al vociferare delle sue eruttazioni orgiastiche, il nome di Zarathustra. (…)</p>
<p>(…). Ho riavvicinato il Donatismo al Luteranesimo e, come si vede, con qualche fondamento. Nella ribellione di Lutero c’erano, fin dal principio, motivi o pretesti di ordine teologico ma il caval di battaglia della propaganda protestante fu, e in parte seguita ad essere, l’accusa di tradimento e di corruzione contro la Chiesa di Roma. Per i luterani, come per i donatisti, la chiesa cattolica non è più degna, per le sue colpe e le debolezze dei suoi capi, di rappresentare la verace e primitiva comunità di Cristo: dunque occorre separarsi dal centro d’infezione e istituire una nuova società religiosa che ne prenda il posto. Né le somiglianze fra i due scismi si ferma qui. Nel Donatismo, sotto le giustificazioni dottrinali, si scoprono facilmente i sostrati nazionalisti e proletari che contribuiscono alla sua fortuna, quei medesimi moti che si ritrovano nella Riforma protestante. Il Donatismo è l’oscura ribellione dell’Africa contro il dominio temporale eppoi spirituale di Roma come il protestantesimo fece appello al nascente spirito nazionale germanico perché insorgesse contro l’egemonia straniera, cioè romana. Nel Donatismo sorsero, alla fine del regno di Costantino, delle bande di fanatici, contadini e operai, che correvano le campagne rubando e bastonando al grido di <em>Deo laudes, </em>assaltando e saccheggiando le proprietà dei ricchi e prendendo le parti dei poveri. (…) Questi branchi di villani che colla scusa della religione si danno al brigantaggio con vaghe aspirazioni socialiste non ricordano la famigerata rivolta dei contadini che, in conseguenza del moto luterano, desolò la Germania nel 1524 e nel 1525? Né si dica che c’è, tra Donatismo e Luteranesimo, una differenza sostanziale nel fatto che il primo disapprovava ogni contatto o compromissione col potere politico mentre l’altro, fin dal principio, si servì abilmente degli interessi e delle ambizioni dei principi per ottenerne l’appoggio. Anche i Donatisti, che a discorsi facevano i puri e gli intransigenti, &#8211; e che non avevano, anche per il tempo delle persecuzioni, la coscienza pulita, come risulta dagli atti di Cirta- in pratica poi tentaron più volte do ottenere la protezione del governo imperiale e il loro accanimento dipese, in parte, dal non esservi riusciti. L’accostamento tra le due ribellioni antiromane non è, dunque, arbitrario. (…)</p>
<p>L’eresie, diceva San Paolo, son necessarie: non soltanto obbligano gli ortodossi a meglio chiarire la dottrina vera e a formulare via via i dogmi, ma sono un segno della vitalità della fede. Il nemico più terribile della religione non è l’eresia, ma l’indifferenza, lo scetticismo. Una chiesa senza eretici è una chiesa ossificata, ridotta a pura istituzione devozionale e giuridica. Ma le eresie son utili in quanto son combattute, superate e vinte epperciò Agostino, ch’è stato il più eroico combattitore dei suoi tempi, deve agli eretici alcune delle sue idee più profonde e parte della sua gloria&gt;&gt;.</p>
<p>(SANT’AGOSTINO di Giovanni Papini ed. Cantagalli)</p>
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		<title>IL PAESE ALL&#8217;INCONTRARIO</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 15:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>

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		<description><![CDATA[PROPONGO QUI A&#8221; BENEFICIO&#8221;  (beh, consentitemi di darmi un po&#8217; di arie&#8230;) DI QUANTI SE LO AVESSERO PERSO E DEGLI AMICI DI ISCHIABLOG CHE, DOPO IL COPIAINCOLLA, DARANNO VIA AL CONSUETO STILLICIO DI ANONIME (E PERCIO&#8217; DOPPIAMENTE SQUALLIDE) SECCHIARE DI&#8230; FANGO CONTRO IL SOTTOSCRITTO, IL MIO COMMENTO DI SABATO SCORSO PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO DI ISCHIA E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PROPONGO QUI A&#8221; BENEFICIO&#8221;  (beh, consentitemi di darmi un po&#8217; di arie&#8230;) DI QUANTI SE LO AVESSERO PERSO E DEGLI AMICI DI ISCHIABLOG CHE, DOPO IL COPIAINCOLLA, DARANNO VIA AL CONSUETO STILLICIO DI ANONIME (E PERCIO&#8217; DOPPIAMENTE SQUALLIDE) SECCHIARE DI&#8230; FANGO CONTRO IL SOTTOSCRITTO, IL MIO COMMENTO DI SABATO SCORSO PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO DI ISCHIA E PROCIDA &#8220;IL GOLFO&#8221;. BUONA LETTURA A TUTTI.</p>
<p>di Luciano Castaldi</p>
<p>Giuro che vorrei evitare di “cadere in tentazione”. Ma proprio non ce la faccio. La carne è “debole”. E lo spirito pure. Perciò, pur consapevole di finire impigliato in nuove occasioni di “peccato” (e c’è poco da ironizzare: non vi dico i pensieri e le parolacce che mi vengono…), non posso fare a meno di sorbirmi le sortite di certi uomini del potere la cui ipocrisia è pari solo alla propria ingordigia.</p>
<p>OH, PER BACCO: DICASI SOLIDARIETA’</p>
<p>Che bello vivere nel mondo della fantasia!!!</p>
<p>Che bello sentir parlare i nostri rappresentanti nientemeno che di “solidarietà”, di “diritti” e (oibò!) di “doveri”!</p>
<p>Che angioletti! Sembrano così convinti di quel che dicono che, quasi quasi… ti vien voglia di applaudirli. Sì, sapete perché? Perché mi ricordano una bellissima favola di Lidia Raveri dal titolo emblematico: “Il paese all’incontrario”.  “Eseap” è un paese molto ma molto particolare, nel quale tutto funziona alla rovescia: le case hanno le ruote e nelle auto ci si abita, i topi fanno le fusa e i gatti sguazzano nelle fogne&#8230;</p>
<p>Una amabile ma efficace critica alla società dei consumi, al turismo di massa, all’arroganza del potere e alla stupidità del conformismo.</p>
<p>Ancora meglio Vivian Lamarque, una poetessa italiana, che ha pubblicato una più pertinente (per il ragionamento che provo a fare) raccolta di favole: “Mettete subito in disordine”. Anche qui siamo in una città all’incontrario: Oirartnoc. Una città dove le mamme la sera urlano ai loro figli di mettere tutto in disordine, se no guai a loro. Una città dove i ricchi sono poveri e i poveri sono ricchi. Dove la neve invece di scendere sale… Dove non solo le strade luccicano, ma non trovi per terra nemmeno un biglietto dell’autobus, neppure mezzo, neppure una cicca di sigaretta, niente di niente. Nemmeno nell’erba dei giardini trovi niente. Neppure una lattina, neppure una bottiglietta. A Oirartnoc le zanzare non hanno mai (ma mai, mai!) dato un morsetto ai bambini, neppure mezzo, neppure per sbaglio. Le multe? E che roba è?</p>
<p>Perciò… quando i nostri amministratori parlano di solidarietà, di “rendere fruibile” e blabla (e noi stentiamo a capirli), forse è perché pensano l’incontrario.</p>
<p>IL PAESE CON L’ESSE DAVANTI</p>
<p>Un altro grandissimo autore di letteratura per ragazzi, Gianni Rodari, scrisse invece “Il Paese con l’esse davanti”. Il protagonista, Giovannino Perdigiorno, viaggia, viaggia arriva nel paese con l’esse davanti. Qui il temperino è uno stemperino, perché fa ricrescere le matite quando sono consumate, anziché temperarle. Poi c’è lo staccapanni: non bisogna attaccarci niente, c’è già tutto attaccato. Se avete bisogno di un cappotto andate lì e lo staccate. Chi ha bisogno di una giacca, non deve mica comprarla. Nooo! Va allo staccapanni e la stacca. E poi? Poi c’è la fotografia che fa le caricature, così si ride. Infine c’è lo scannone che è il contrario del cannone. È facilissimo adoperarlo, perché se c’è la guerra, i bambini suonano la stromba e la guerra è subito disfatta.</p>
<p>Mi rallegro. In fondo, anch’io vivo nel paese con l’esse davanti! Ci sono le “sprivatizzazioni” delle spiagge… le svigiline… le sleggi…  e gli spolitici che… si nascondono dietro cause alte e nobili per strumentalizzare le persone più sfortunate. Capito che tronzi? (la esse qui non serve!).</p>
<p>CECHI NON CIECHI</p>
<p>A metà settimana “Il Golfo” ha titolato a tutta pagina: “Sbarcano a Ischia i turisti cechi”. Beh, compro i giornali a prima mattina per cui… un po’ distratto mi è capitato di leggere “ciechi” e subito ho pensato: se vengono dalle mie parti, almeno risparmiamo loro lo “spettacolo” della solidarietà a pagamento, dell’immondizia per le strade, della mucillagine, degli scempi delle nostre coste e così via. Ma era scritto cechi. Per (s) fortuna.</p>
<p>LA FORZA DELLA TELEVISIONE</p>
<p>Povera Sicilia! La culla della “Magna Grecia”. “L’isola continente”. L’isola della cultura, degli arabi, dei normanni, della filosofia, della musica, degli agrumi, dell’arte, dei cannoli, del marsala, del vino, della pasta con le sarde e degli arancini… L’isola di Luigi Capuana, Giovanni Verga, Giuseppe Tommasi di Lampedusa, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia e… Franco Battiato… viene presa di mira da un’agenzia di viaggi che così la propone al “grande pubblico”: “Sulle tracce di Montalbano”. Montalbano???? Sì, Montalbano, proprio lui. Il “commissario”. Il personaggio televisivo tratto dai romanzi di Andrea Camilleri, lo scrittore che non dice nulla, ma lo dice bene. Quello che viene imitato da Fiorello e che è oramai più citato di Norbetto Bobbio perché è ben schierato politicamente. Chissà se romanzi del genere fossero scritti da “sporchi reazionari” come reagirebbe la critica “illuminata”. Mah…</p>
<p>Ebbene anche a Ischia c’è da preoccuparsi. E non poco.</p>
<p>Ma ci pensate?</p>
<p>E se per pubblicizzare Ischia a qualcuno venisse in mente di sfruttare alcuni recenti prodotti televisivi legati al nostro “scoglio”? Oddio noooo!!! Ci ritroveremmo con slogan tipo “Sulle orme di Bud Spencer” o, che ne so, “Dietro le marachelle di Alvaro Vitali”… (ops… scusatemi sono stato ancora una volta cattivissimo! Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa…).</p>
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		<title>UN TUFFO NEL PASSATO PER GUARDARE CON SPERANZA AL FUTURO</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 04:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Centro Culturale &#8220;Galadriel&#8221;,presieduto da Luciano Castaldi, per il secondo anno consecutivo si è reso promotore di una iniziativa piena di significati socio-culturali: io dico piena di speranza. La piccola manifestazione popolare è volta al recupero o alla (ri)valorizzazione delle edicole votive, di ciò che rimane, del ricchissimo patrimonio artistico e culturale della nostra bellissima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Centro Culturale &#8220;Galadriel&#8221;,presieduto da Luciano Castaldi, per il secondo anno consecutivo si è reso promotore di una iniziativa piena di significati socio-culturali: io dico piena di speranza. La piccola manifestazione popolare è volta al recupero o alla (ri)valorizzazione delle edicole votive, di ciò che rimane, del ricchissimo patrimonio artistico e culturale della nostra bellissima Forio.Io non ho voluto mancare a questo appuntamento che mi riproietta, come una          bella macchina del tempo, indietro di mezzo secolo, nel cuore del centro storico di Forio, dove vi ho trascorso la mia splendida fanciullezza. Questi vicoli pieni di storia e poesia, sono stati lo scenario di una vita intensa, vissuta insieme, insieme con i parenti, con i vicini, con i venditori ambulanti, provenienti dal continente che venivano a vendere di tutto, con i primi turisti. In quell&#8217;epoca, tante case erano ancora piene di macerie, per i danni della guerra finita da qualche anno, ma le massaie di quel tempo tenevano pulite le stradine, molte in terra battuta, le scopavano con delle specie di scope vegetali, del tutto improponibili ai tempi d&#8217;oggi, ma c&#8217;era la volontà di tenere il quartiere pulito. Il contrario esatto dei nostri giorni! Quando metti piede in questi antichi siti, per uno che come me  ci è nato e vissuto per tanti anni, provi un senso di sgomento che ti infonde una tristezza depressiva, unita a tanta rabbia. Le stradine sono tutte asfaltate, ma sporche, semibuie,le case non hanno più le macerie, ma sono comunque fatiscenti, parenti strette dei bassi napoletani, dove &#8220;sopravvivono&#8221; tanti poveri cristi venuti da lontano, in condizioni sub-umane, che tante volte pagano un fitto altissimo perchè agganciato alle persone che vi abitano. Dieci occupanti possono fruttare anche mille euro mensili per questi autentici porcili. E tutto questo alla luce del sole, sotto gli occhi di chi non vuol vedere. Un altro motivo per cui mi fa piacere partecipare a questi incontri popolani, è dovuto al fatto che io sono un cultore delle ceramiche antiche, come appunto le edicole votive, e fortunatamente le ho fotografate tutte, o quasi tutte (ovviamente quelle che sono rimaste). E&#8217; inutile dire quanto impreziosiscono i tantissimi angoli dove sono murate, molte delle quali sono bellissime ed antiche, piene di arte pura.Ma il motivo più importante che mi spinge a partecipare a queste riunioni, è senz&#8217;altro quello di contribuire a far restare accesa questa flebile lucina di speranza, che queste autentiche opere d&#8217;arte popolari restino sempre al loro posto, continuando a rivestire la giusta importanza che hanno sempre meritato.</p>
<p>I partecipanti, ahimè, anche a questo secondo appuntamento, sono sempre pochi, troppo pochi, ma che sembrano molto di più, quando in Vico Annunziata al Centro, hanno pregato con fervore, recitando il S.Rosario propiziatorio per la rinascita di tutti i vicoli degli antichi quartieri paesani. Vico Annunziata al Centro, con la  sua splendida  edicola votiva posta alla fine del piccolo vicolo, titolata alla Madonna del S.Rosario di Pompei, è diventato il simbolo in negativo di questo degrado che attanaglia il centro storico di Forio, che quanto prima ha bisogno di una profonda riqualificazione, sempre nel solco della tradizione e della nostra storia millenaria.</p>
<p>   Quanto mi farebbe piacere se questi incontri, che ora pare siano frequentati dai soliti pochi, fra cui qualche paleopolitico in pensione, qualche bigotto che non perde occasione per mettersi in mostra, da qualche curioso o perditempo professionista, diventassero invece , il pretesto di aggregazione di un gran numero di persone che prendano finalmente coscienza che è venuto il tempo di voltare pagina e reagire, per evitare di sprofondare definitivamente nel baratro ormai vicino. Come sarebbe bello se tanti di noi, da questi incontri, prendesse lo spunto di  cambiare totalmente registro, imponendo una svolta al nostro modo di vivere, che è troppo pieno di edonismo individuale, di uno smodato egoismo accompagnato da un accattonaggio senza fine. Come sarebbe bello, se da questi incontri qualcuno di noi riprendesse un colorito meno cereo ed eburneo facendo qualche prova nel riprendere a sorridere, ridiventando, un poco alla volta, gentili, affabili, cortesi, accoglienti, come eravamo fino agli inizi degli anni &#8220;80. Questi elencati erano stati i magici ingredienti umani, che insieme alle smisurate  ricchezze naturali, avevano proiettato la nostra Isola nel gotha del turismo mondiale. Questi incontri , se coltivati  e seguiti con amore, potrebbero sicuramente , rifarci diventare più socievoli, familiari, partecipativi, come eravamo fine a qualche anno fa. Comunque bisogna dare atto e merito a Luciano Castaldi che almeno ci prova, che cerca nel suo piccolo di smuovere quanta più gente da questo torpore maligno che sta portando molti di noi a vivere una vita troppo virtuale e vuota. E dicevo qualche giorno fa a Luciano, che tanti di noi stanno diventando tanti &#8220;indifferenziati del niente&#8221;, troppo spesso legati a regole illogiche, che mettono al primo posto solo e solamente il raggiungimento della felicità personale. Abbiamo del tutto dimenticato che si è felici quando viviamo in un contesto felice, quando  condividiamo con il prossimo  la nostra esistenza, nel bene e nel male. Ecco perchè poi si prova una certa nostalgia quando ci si ricorda dei vecchi vicoli  medievali, malandati si per la miseria, ma decorosamente tenuti bene per l&#8217;amore della gente che ci viveva e che viveva la propria esistenza insieme agli altri, senza invidie e gelosie, che sono diventati dei virus letali della nostra brutta esistenza.</p>
<p>Gerardo CALISE</p>
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		<title>Una nuova &#8220;Foriofuturo&#8221; per il futuro di Forio</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Aug 2010 09:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo l&#8217;estate, insieme a chi vorrà esserci, apriremo una riflessione sul futuro di Forio.
Il Paese, al di là puzzolenti fogne locali pseudodestrorse e pseudosinistrorse, dal 1976 ad oggi, ha espresso un&#8217;unica novità degna di rilievo: FORIOFUTURO (non lo dico io, ma lo ha scritto Domenico Di Meglio).
Ci penso spesso. Riveduta e corretta quella è l&#8217;unica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Dopo l&#8217;estate, insieme a chi vorrà esserci, apriremo una riflessione sul futuro di Forio.</div>
<div>Il Paese, al di là puzzolenti fogne locali pseudodestrorse e pseudosinistrorse, dal 1976 ad oggi, ha espresso un&#8217;unica novità degna di rilievo: FORIOFUTURO (non lo dico io, ma lo ha scritto Domenico Di Meglio).<br />
Ci penso spesso. Riveduta e corretta quella è l&#8217;unica proposta che mi sento di rilanciare per Forio: un movimento civico per affrontare le urgenze di un territorio massacrato da trent&#8217;anni di sviluppo insostenibile, di miope egoismo, di arrivismo e, soprattutto, di cretinismo.<br />
C&#8217;è bisogno di lavorare senza risparmio per ricostruire quel che è stato distrutto.<br />
Occorre una svolta antropologica per recuperare le nostre radici, per salvare il salvabile e progettare un futuro all&#8217;insegna dell&#8217;ottimismo e del bene comune.<br />
Pensiamo ad un&#8217;alleanza civica per Forio che, senza moralismi e giacobinismi, imponga la certezza delle regole, il primato della legalità, l&#8217;efficienza dei servizi, la solidarietà tra i cittadini e le categorie.<br />
Un sogno?<br />
Sì.</div>
<div><abbr title="domenica 15 agosto 2010 alle ore 11.07"></abbr></div>
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		<title>IL MATTINO</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 15:04:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su &#8220;Il Mattino&#8221; in edicola oggi, bellissimo servizio di Ciro Cenatiempo sull&#8217;iniziativa del Centro Galadriel a difesa delle edicole votive dell&#8217;isola d&#8217;Ischia.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Su &#8220;Il Mattino&#8221; in edicola oggi, bellissimo servizio di Ciro Cenatiempo sull&#8217;iniziativa del Centro Galadriel a difesa delle edicole votive dell&#8217;isola d&#8217;Ischia.</p>
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		<title>Del Noce: gli orrori dell&#8217;uomo di Marx</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 18:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un punto essenziale che va subito precisato è che, di fronte alla linea Cartesio-Hegel-Marx, Augusto Del Noce (di cui ricorrono domani i cent’anni della nascita) ha proposto una diversa lettura della filosofia moderna. È un altro volto della filosofia moderna quello che Del Noce vede snodarsi da Cartesio in avanti per giungere a Rosmini e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Un punto essenziale che va subito precisato è che, di fronte alla linea Cartesio-Hegel-Marx, Augusto Del Noce (di cui ricorrono domani i cent’anni della nascita) ha proposto una diversa lettura della filosofia moderna. È un altro volto della filosofia moderna quello che Del Noce vede snodarsi da Cartesio in avanti per giungere a Rosmini e Gioberti passando attraverso Malebranche e Vico, un percorso che permette di recuperare la ricchezza tematica e la forza teorica del pensiero cattolico italiano dell’Ottocento – un pensiero in grado di contrastare quella dilagante secolarizzazione che fiorisce dall’abbraccio tra l’ateismo comunista e l’ideologia borghese nella loro lotta contro la religione cristiana.</p>
<p>E grande fu lo scalpore suscitato dall’interpretazione che Del Noce dette del marxismo. Erano anni, quelli dal Sessanta in avanti, in cui la cultura marxista poteva dirsi sostanzialmente egemone. Egemone e in grado di risucchiare al suo interno sia gran parte del mondo cattolico che di quello laico. L’alleanza dei cattolici con i comunisti si basava sul rifiuto, teorizzato soprattutto da Franco Rodano, del materialismo storico e dell’ateismo marxista e sull’accettazione dell’analisi marxiana come scienza della società capace di offrire una oggettiva lettura della realtà sociale, lettura che, considerata appunto oggettiva, avrebbe messo nelle mani dei rivoluzionari lo strumento più adeguato per cambiare finalmente la storia dell’umanità.</p>
<p>Se questa era la prospettiva del &#8220;cattocomunista&#8221;, per molta cultura laica un marxismo depurato dai suoi tratti metafisici deterministici veniva a configurarsi come una forma di neoilluminismo quale punto di riferimento per progetti di rinnovamento sociale. E, dunque, «l’idea del socialismo liberale o dell’azionismo e quello del cattolicesimo comunista hanno questa radice comune: la convinzione che il marxismo possa essere riassorbito in una sintesi culturale di tipo superiore» (Rocco Buttiglione).</p>
<p>Ebbene, di fronte a siffatta situazione, la reazione di Del Noce fu decisa, intransigente, e si sviluppa sulla base della convinzione che l’egemonia culturale dei comunisti era potuta crescere a motivo del fatto che sia i cattolici sia i laici non rivoluzionari, ma soprattutto i cattolici, non avevano sottovalutato la forza del pensiero filosofico di Marx. In Marx la filosofia, da contemplazione o comprensione della realtà, si trasforma in rivoluzione: un progetto destinato a cambiare dalle radici l’intero volto della storia umana.</p>
<p>E se quel che conta, nella prospettiva rivoluzionaria, è il risultato politico, allora è chiaro che idee metafisiche, religiose e ideali etici o diventano semplici strumenti del progettato <em>regnum hominis</em> o sono rigettati come ostacoli alla creazione di questa nuova luminosa realtà totalmente umana. Non è possibile per il comunista pensare ad una verità trascendente da cui poter emettere un giudizio sul processo e gli esiti dell’azione rivoluzionaria. Quello che i cattolici non avevano compreso, ad avviso di Del Noce, è che la non-filosofia di Marx esige l’annientamento del cristianesimo.</p>
<p>È un’ingenuità, insomma, distinguere il lato buono del marxismo (la proposta del rinnovamento sociale) dal lato cattivo (il corollario ateo). La realtà, afferma Del Noce, è ben diversa: l’ateismo in Marx non è un elemento di cui ci si possa tranquillamente disfare, esso permea di sé il suo programma dall’inizio alla fine. Il marxismo è il punto di arrivo del razionalismo europeo, di un razionalismo che elude, con una decisione arbitraria, il problema dell’esistenza di Dio, che rigetta senza alcuna argomentazione ragionevole il dogma del peccato originale e che, di conseguenza, eleva la politica a religione, istituzionalizza il culto idolatrico di una umanità divinizzata e pretende di realizzare, per mezzo della pratica della rivoluzione, «il Regno millenario della libertà».</p>
<p>Da qui l’inconciliabile contrasto tra cristianesimo e progetto rivoluzionario marxista: è il &#8220;Regno di Dio&#8221; trasportato in questo mondo l’idea guida del rivoluzionario, la cui meta finale è la divinizzazione dell’umanità. E per realizzare questo &#8220;Paradiso in terra&#8221; ogni mezzo – anche il più atroce e disumano – è giusto e legittimo: tutto va cancellato e raso al suolo, unicamente dalle macerie del passato può sorgere il nuovo mondo. Ora, però – è questa la tesi sostenuta da Del Noce ne <em>Il suicidio della rivoluzione </em>– proprio perché, sulla base dell’eliminazione del dogma del peccato originale, il marxismo ha preteso di realizzare il &#8220;Totalmente Altro&#8221; sulla faccia della terra, esso è condannato al suicidio.</p>
<p>La rivoluzione, dovendo fare tabula rasa – dato che, per dirla con il Mefistofile di Goethe, «tutto ciò che esiste è degno di perire» – è destinata a creare attorno a sé un deserto al cui orizzonte si staglia la triste figura del più spietato dittatore. E che la Rivoluzione – un evento, leggiamo ne <em>Il problema dell’ateismo</em>, che sulla negazione del passato prefigura «una società senza Stato, senza Chiese, senza eserciti, senza delitti, senza magistratura, senza politica» – sia un progetto distruttivo e autodistruttivo è un’idea che Del Noce ebbe il coraggio e la lungimiranza di proporre in anni in cui la dottrina marxista era egemone in Italia e in non pochi Paesi fuori Italia.</p>
<p>Un’intuizione, la sua, che non molto tempo dopo doveva trovare conferma nel collasso storico dell’Unione Sovietica e nella più diffusa consapevolezza dell’insostenibilità teorica di quel &#8220;progetto gnostico&#8221; che, teso a rovesciare il mondo, è condannato ad un necessario autodissolvimento generatore di immani tragedie umane. Aveva pienamente ragione Paul Claudel: chi immagina per i suoi simili il paradiso in terra, sta in realtà preparando per loro un molto rispettabile inferno.</p></div>
<div>Dario Antiseri  (da Avvenire)</div>
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		<title>La Corte dei conti boccia i Comuni</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 04:34:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luciano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; Allarme della Corte dei Conti per l&#8217;indebitamento degli enti locali. &#8220;Il ricorso dell&#8217;indebitamento è in forte crescita, specie nei Comuni&#8221; avverte la magistratura contabile precisando che il debito finanziario dei Comuni supera i 62 miliardi. Aumenta inoltre il numero di amministrazioni locali che presentano &#8220;squilibri economico finanziari&#8221;, dice ancora la Corte dei Conti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Allarme della Corte dei Conti per l&#8217;indebitamento degli enti locali. &#8220;Il ricorso dell&#8217;indebitamento è in forte crescita, specie nei Comuni&#8221; avverte la magistratura contabile precisando che il debito finanziario dei Comuni supera i 62 miliardi. Aumenta inoltre il numero di amministrazioni locali che presentano &#8220;squilibri economico finanziari&#8221;, dice ancora la Corte dei Conti, precisando che il debito finanziario &#8220;cresce limitatamente rispetto al precedente esercizio. Più spinta è la crescita del debito delle Province che raggiunge quasi 11,5 miliardi&#8221;. Gli enti in disavanzo nel 2008 sono di numero crescente (da 63 a 82 enti) rispetto agli esercizi precedenti e &#8220;l&#8217;ammontare del disavanzo complessivo aumenta di oltre il 20% &#8211; si legge nella relazione -. La situazione non appare nel complesso incoraggiante, risultando in aumento gli enti interessati e le situazioni di alcuni di essi appaiono allarmanti&#8221;.</p>
<p><strong>Il debito per i cittadini.</strong> Ammonta a 1.300 euro a testa il debito che grava sulla testa dei cittadini per gli impegni contratti da Comuni e Province. Dai dati della Corte dei Conti emerge che il debito finanziario dei Comuni, che nel 2008 viene stimato in 62,202 miliardi (+0,55% sul 2007), &#8220;grava sulla popolazione residente per quasi 1.100 euro pro-capite ed incide sul Pil per il 3,97%&#8221; dice la magistratura contabile precisando che il debito finanziario delle Province pesa invece per 200 euro a testa e rappresenta lo 0,75% del Pil. &#8220;Considerate, in termini a-tecnici, le entrate correnti quali una sorta di prodotto interno lordo dell&#8217;ente, l&#8217;incidenza media del debito per i Comuni è di oltre il 120% e per le Province del 113,57%&#8221; si legge ancora nella relazione.</p>
<p><strong>Rallenta aumento di spesa</strong>. &#8220;Le spese complessive (al netto di una operazione contabile tra Stato e Regioni) sono cresciute nell&#8217;anno dello 0,8% (contro il 7% dell&#8217;esercizio 2008) &#8211; spiegano i magistrati contabili -. Le spese correnti permangono in crescita (+2,6%), ma con una dinamica più contenuta rispetto al biennio precedente. Nell&#8217;ambito della spesa corrente la maggior crescita si registra nella spesa per consumi intermedi (+4,7), mentre diminuisce la spesa per interessi. Diminuisce la spesa in conto capitale, con una flessione di poco meno del 10% per il venir meno di alcune poste straordinarie. Le entrate regionali (anch&#8217;esse al netto della regolazione contabile Stato-Regioni) aumentano del 2,3%, ma il risultato è in gran parte riconducibile al significativo aumento dei trasferimenti, poiché le altre voci di entrata sono, invece, in decremento rispetto al 2008&#8243;. Sono 12, infine, stando ai dati della Corte dei Conti, le Regioni a statuto ordinario che hanno rispettato i limiti del patto di stabilità: &#8220;Una sola Regione, la Puglia, non ha rispettato il patto nei due saldi, 2 regioni, la Campania e il Molise non hanno rispettato i limiti del saldo di cassa. Tutte le Regioni a Statuto speciale hanno rispettato i limiti del patto di stabilità, tranne la Sicilia con riguardo al saldo di cassa&#8221;.</p>
<p><strong>Sanità pubblica voce che incide di più</strong>. &#8220;La sanità pubblica è il settore che incide maggiormente sulla finanza regionale assorbendo circa il 73% delle risorse. La dinamica di crescita della spesa corrente per il Servizio Sanitario Nazionale che nel periodo 2000-2005 è risultata molto spinta, subisce un rallentamento nel 2009 (+0,4%) &#8211; proseguono i magistrati contabili -. Il patto per la salute prevede misure di contenimento della spesa per il personale e per l&#8217;assistenza ospedaliera, anche attraverso il ridimensionamento della rete ospedaliera. Nel 2009 il rapporto tra i costi complessivi del SSN e il Pil si è attestato al 7,2%, mantenendo il trend di crescita degli ultimi quattro anni. Gli incrementi dei costi sono superiori a quelli dei ricavi, per cui continuano a registrarsi disavanzi che si concentrano nell&#8217;area Centro Sud&#8221;.</p>
<p><strong>In 20 anni 442 enti in dissesto finanziario. </strong>Tra il 1989 e il 1 aprile 2010 sono 442 gli enti locali che hanno dichiarato il dissesto finanziario. La magistratura contabile evidenzia tuttavia che il maggior numero di dichiarazioni di dissesto è avvenuto proprio a ridosso degli anni dell&#8217;entrata in vigore della relativa legge (1989) mentre dal 1998 non si sono mai avuti più di 5 dissesti l&#8217;anno. Negli oltre 20 anni presi in considerazioni il numero nettamente preponderante di dissesti finanziari si è avuto un Calabria e Campania, con un totale di 127 e 113 dissesti in 22 anni. Nella Campania sono inclusi i dissesti di una provincia e di alcuni comuni. Nel 2010, fino ad aprile, erano 2 gli enti in dissesto nel Lazio, uno in Molise uno in Campania.</p>
<p>Al primo aprile 2010 sono 24 gli enti in dissesto per i quali non è stato ancora presentato un piano di estinzione delle passività.<br />
 </p>
<p>FONTE: LA REPUBBLICA</p>
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