Archivio per la categoria 'facciamoci sentire'

10 dic

C’E’ CHI VUOLE ESERCITARE IL DIRITTO ALLO STUDIO

Pubblicato da luciano

Lettera al direttore de “Il Foglio” pubblicata giovedì 9 dicembre

Sono una studentessa di Scienze politiche di Bologna, anzi di Scienze politiche occupata (nientepopodimeno). È normale che sulla porta della facoltà ci sia un cartello che recita: “Accesso vietato a: sbirri, fasci, pennivendoli, spacciatori, preti, ciellini, padroni?”.

È normale che il programma per questi giorni di occupazione preveda: laboratorio di canti anticlericali”, “celebrazione della porca messa”, “frocessione con vin brulè” (tutto questo in un luogo per frequentare il quale io pago la bellezza di 1.300 euro all’anno)?

Temo proprio che la risposta sia che al giorno d’oggi tutto ciò è tristemente normale in particolare in questa università dove noi che amiamo la nostra facoltà, noi che ogni giorno vogliamo esercitare il nostro, tanto citato, diritto allo studio, noi cristiani ci sentiamo sempre più tristi e soli.

Giulia Nocetti, Bologna

8 dic

PEDOFOBIA

Pubblicato da luciano

PEDOFOBIA

 Due sono i crimini principali che si consumano oggi a danno dei bambini: la pedofilia e la pedofobia.

Del primo si parla poco.

Del secondo non si parla affatto.

Il nostro è un mondo che ha paura dei bambini. E, infatti, ha smesso di fare figli.

Si avvicina il Natale e vorrei qui proporre una serie di riflessioni sui più piccoli.

Ecco la prima:

“E’ DIFFICILE STARE CON I FANCIULLI

 

Voi affermate che è difficile

stare con i fanciulli.

Avete ragione. Ma poi aggiungete:

perché bisogna mettersi al loro livello,

abbassarsi, curvarsi, piegarsi,

farsi piccoli.

Ebbene,

in questo avete torto.

Non sta qui la fatica maggiore,

ma piuttosto nel dovere di elevarsi ai loro sentimenti.

Sta nell’impegno di innalzarsi,

alzarsi in punta di piedi,

per non ferirli”.

(Janus Korczach, pedagogista ebreo-polacco, morto nel 1942 in un campo di sterminio con i suoi ragazzi che non volle abbandonare)

29 ott

Chi mette al mondo figli deve essere sanamente invidiato

Pubblicato da luciano

TRE PROPOSTE A COSTO ZERO PER INCENTIVARE LA GENERATIVITÀ


ALESSANDRO COLOMBO

T empi di tagli e austerità.

Tempi in cui i governi d’Europa riducono eccessi di spesa e spese necessarie. Meglio tardi che mai. Si sarebbe dovuto fare da tempo. Mentre tutto cambiava, restava fermo solo un modello universalistico di assistenza che, più passa il tempo, più premia chi ha e non fa e punisce chi non ha e fa. Il sistema di welfare ne risentirà. Ma i rischi delle manovre sono importanti. Il principale è pensare di mantenere il vecchio sistema con meno soldi. E invece occorre ripensare da capo il sistema di welfare; ma è troppo presto per annoiare politici su questioni per cui adesso non hanno orecchi. Meglio, allora, porre un’altra questione: attiviamo adesso le iniziative a costo zero per un nuovo welfare.

Cominciamo con la prima gigantesca questione: fare figli. Lasciamo stare qui, per il motivo appena detto, la battaglia sacrosanta del quoziente familiare. Si possono attivare subito e senza spesa iniziative per il riconoscimento sociale della generatività, restituendo alle famiglie la loro prima risorsa: il tempo.

Generare e allevare esseri umani è il più importante contributo allo sviluppo di un sistema. Farlo in Italia è considerato affare privato, da pazzi o da ricchi: manca il riconoscimento sociale di questa intrapresa. In tutta Europa, con l’eccezione del triste e vano laboratorio spagnolo di Zapatero, le politiche familiari stanno scommettendo sul tempo come risorsa della famiglia. Ecco, allora, tre modeste idee per i politici italiani che non vogliono nascondersi dietro la scusa dei tagli.

1. Una ‘kids card’. Alla nascita del secondo figlio i due genitori ricevono una tessera identificativa con la quale accedono a casse riservate ai supermercati (perché solo handicappati o – paradosso dei paradossi – quando le donne sono incinte? Sono forse ‘malate’?), ai parcheggi riservati di quel supermercato e della città, alla raccolta punti di tutta la grande distribuzione (non solo questo o quel supermercato) e al trasporto pubblico locale (è davvero una sciagura per le casse pubbliche viaggiare sui mezzi e treni locali con due figli gratis fino ai loro 10 anni?).

2. I tempi dei servizi pubblici. Anagrafi, asl e quant’altro hanno orari fruibili solo per chi ci lavora o per chi non lavora. Chi lavora, e si prende cura di altri, deve fare salti mortali. Sembra che siano i cittadini a servizio degli uffici, non viceversa. Basterebbe eliminare orari nel mezzo della giornata e aprire prima la mattina e chiudere alle 9 di sera. E poi, come accade in altri contesti: perché non aprire sportelli pubblici nei grandi magazzini, così da ottimizzare i tempi delle famiglie?

3. Luoghi pubblici e musei. Perché i ristoranti e altri locali o siti pubblici sono vessati da norme sulle barriere architettoniche e non sono invece obbligati ad avere semplici seggiolini o stanze per cambiare i bambini? E poi: per quale motivo gli ultra 65enni accedono a musei e iniziative gratuitamente o a prezzi fortemente agevolati e i bambini beneficiano solo di sconti irrisori? Anche qui: è impensabile che a tutti i musei i figli accedano gratis fino ai 10 anni?

Si dirà che già in parte lo si fa, che è difficile, che occorre studiare la questione anche con i sindacati… Tocca alla politica non trasformare le difficoltà in obiezioni. Ma non evitiamo il punto: si può operare subito e senza pagare un euro una piccola grande (e doverosa) rivoluzione: tempi e spazi pubblici ritagliati su coloro che generano e si prendono cura. Bisogna che si creino dei ‘privilegi’ pubblici per chi genera, che la gente si accorga della differenza, concretamente, attivando corsie preferenziali e preferenze visibili, tornando a percepire una cultura del rispetto per la famiglia. Il welfare di domani dipenderà dai bambini di oggi.

Occorre che i genitori siano riconosciuti, sanamente invidiati e, quindi, imitati. Non lasciamo solo all’Ikea la cultura della genitorialità…

FONTE AVVENIRE

19 ott

CAMPANIA, UN DISASTRO FINANZIARIO

Pubblicato da luciano

Con mutui e bond la Regione ha violato la Costituzione». È uno dei pesanti rilievi mossi dagli «007» del ministero dell’Economia nel rapporto (i cui contenuti sono stati anticipati dal Mattino il 29 agosto) confluito nella relazione del Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio e inviata a Giulio Tremonti al termine dell’ispezione durata due mesi. Dall’indagine, scattata in seguito allo sforamento del patto di stabilità e sollecitata dal governatore Stefano Caldoro, emerge un quadro drammatico della situazione finanziaria di Palazzo Santa Lucia: l’indebitamento complessivo ha raggiunto i 13 miliardi di euro (il boom, in base a quanto accertato, si è registrato in cinque anni, dal 2004 al 2008), la spesa è fuori controllo e le risorse in cassa scarseggiano.

I ripetuti allarmi lanciati pubblicamente dal presidente della Regione erano dunque fondati. Si lavora, a questo punto, al piano di stabilizzazione che sarà pronto nelle prossime settimane e con cui l’ente punta a superare l’emergenza.

Le operazioni finanziarie
Canzio non ha dubbi: dal 2005 al 2008 si è fatto ricorso all’indebitamento non per finanziare investimenti ma per sostenere la spesa corrente. Qualche esempio? «Le somme ottenute a seguito dell’emissione di bond nel 2006 – scrive l’esperto – sono state in parte utilizzate per concedere contributi in conto interessi in favore di soggetti privati, per pagare le retribuzioni degli operatori forestali e il servizio di antincendio boschivo, per finanziare iniziative di interesse turistico quali fiere, mostre, contributi a case di produzione cinematografica e per opere di manutenzione ordinaria». Nel 2008, poi, i mutui sono stati impiegati per «generici contributi a soggetti esterni e per la copertura di perdite pregresse di società partecipate». Tutte procedure in violazione dell’articolo 119, comma 6, della Costituzione su cui sarà chiamata ad esprimersi la Corte dei Conti.

La cassa
L’ente sta affrontando da mesi una crisi di liquidità senza precedenti. Basti pensare che al 31 dicembre 2009 in cassa c’erano circa 240 milioni, scesi a 50 sei mesi dopo. Il 31 luglio scorso, invece, la Regione aveva a disposizione 80 milioni e, trenta giorni dopo, circa 357 milioni. Ma perché questa sofferenza? Uno dei motivi principali è il continuo ricorso ad anticipazioni di liquidità per garantire il funzionamento della macchina sanitaria e per pagare gli stipendi dei dipendenti. Ciò in quanto le Asl hanno i conti correnti pignorati per complessivi 1,5 miliardi. Proprio il deficit di cassa rappresenta, secondo gli ispettori, «il problema più preoccupante, nel breve periodo, perché rappresenta verosimilmente il versante sul quale si potrebbe manifestare una vera e propria situazione di impossibilità a far fronte agli impegni verso fornitori e finanziatori». Per gli «007», insomma, il bilancio è candidato al default, ovvero al fallimento.

I residui
A fronte di un indebitamento complessivo che raggiunge i 13 miliardi, c’è una parte consistente di residui attivi (crediti non riscossi) che quasi sicuramente non potranno essere recuperati. Ciò rischia di aggravare il già drammatico deficit.

La sanità
Nonostante gli sforzi messi in campo nell’ambito del piano di rientro, il settore «versa tuttora in una situazione di difficoltà, legata ai ritardi nell’attuazione delle prescrizioni» del governo. Nelle ultime settimane, però, la struttura commissariale ha messo in campo uno sprint varando una serie di misure importanti: il piano di razionalizzazione della rete ospedaliera e territoriale; il ticket su farmaci, codici bianchi, visite specialistiche e cure termali; il protocollo d’intesa con i Policlinici. Giovedì prossimo è in programma a Roma il vertice con i tecnici dei ministeri dell’Economia e della Salute per valutare l’entità di questi interventi.

Le società miste
Anche in questo caso le perdite prodotte, avvertono i collaboratori di Tremonti, non vanno sottovalutate. Nel 2008, infatti, le aziende partecipate hanno accumulato un deficit pari a 52 milioni. Peraltro tale comparto è quasi interamente dipendente dalle risorse pubbliche: le società dei trasporti per una quota del 71,75%, mentre tutte le altre addirittura per il 92,99%. Senza i fondi della Regione, dunque, queste aziende non potrebbero sopravvivere.

Il personale
Costa troppo. Per i propri dipendenti, che sono complessivamente 6.500, l’ente spende circa 400 milioni. Una cifra che, in base a quanto scrive il ragioniere dello Stato, dev’essere ridotta.

Gerardo Ausiello

16 set

IL NEGRO OLVIDADO

Pubblicato da luciano

Appello per la liberazione di Oscar Elias Biscet, “prigioniero di coscienza” cubano.

 Da qualche giorno il sito www.fedecultura.com ha lanciato una campagna in favore della liberazione di Oscar Elias Biscet, un prigioniero “di coscienza” cubano. Un appello a cui invito tutti ad aderire anche attraverso l’acquisto della maglietta che viene pubblicizzata.  “Oscar è un eroe che, vogliamo ricordare nella preghiera e sulle magliette, non è un guerrigliero, né un fanatico dell’ideologia. E’ un cattolico, un nero, un medico che crede nella dignità della persona: per tutti questi motivi, è un perseguitato. Per Amnesty International, Human rights first, Freddom now, per migliaia e migliaia di cubani, è un “prigioniero di coscienza” e un vero eroe.

Biscet è nato all’Avana, nel 1961. Nel 1985 si è laureato in medicina, per poi creare, nel 1997, la fondazione Lawton per i diritti umani: tra questi egli pone, al primo posto, il diritto alla Vita. Diritto alla vita violato costantemente in un paese in cui esistono la pena di morte per i nemici politici; in cui organismi governativi sostengono la liceità della clonazione umana cosiddetta “terapeutica”, contro l’ “atteggiamento oscurantista”, a loro dire, di chi si oppone; in cui esiste l’aborto forzato, per motivi di ricerca medica, e il tasso di abortività è circa 5 volte quello italiano; in cui l’uso del farmaco Rivanol come abortivo determina il fatto che nel caso di fallimento, cioè in un’alta percentuale, il bambino viene ucciso (infanticidio) per soffocamento, per emorragia, tagliando il cordone ombelicale, o lasciandolo morire senza assistenza; in cui il turismo sessuale, anche pedofilo, che è per molti cubani e cubane l’unico modo per sopravvivere, porta ad una tasso altissimo di aborti e di aborti su giovanissime! In un paese in cui embrioni e feti sono spesso utilizzati e uccisi a scopo di ricerca, nel più perfetto stile nazi-comunista, a vantaggio di persone provenenti dai paesi più ricchi. Per la sua battaglia “contra del aborto, eutanasia y el fusilamiento”, cioè a favore della vita dei più piccoli, contro il degrado umano, contro la pena di morte e la tortura per i dissidenti e contro l’eutanasia, praticata su malati poveri, che si rivelano un peso economico, Biscet è stato aggredito, picchiato, additato come pazzo. Poi allontanato dal suo lavoro, rinchiuso in galera dal 3 novembre 1999 e al 31 ottobre 2002 con l’accusa, fasulla, di “insulti ai simboli della patria”, “pubblico disordine” e “incitamento a commettere crimine”. Nel 2003 Biscet è stato nuovamente condannato, questa volta a 25 anni di prigione: oggi giace nella stessa isola in cui sorge Guantanamo, in condizioni terrificanti e disumane. La sua cella è senza finestre, senza bagno, umida, sporca, infestata dai vermi e senz’acqua. La sua salute è rovinata. Ha perso quasi tutti i denti, ma non il coraggio. Manda a dire ai suoi sostenitori: “La mia coscienza e il mio spirito stanno bene”. Biscet è forse, vista la lunghezza della sua pena, il massimo prigioniero di coscienza oggi al mondo.

Lo chiamano anche il “negro olvidado” (il “negro dimenticato”).

Noi, invece, vogliamo ricordarlo e chiederne la liberazione.