18 ago

UN TUFFO NEL PASSATO PER GUARDARE CON SPERANZA AL FUTURO

Pubblicato da luciano

Il Centro Culturale “Galadriel”,presieduto da Luciano Castaldi, per il secondo anno consecutivo si è reso promotore di una iniziativa piena di significati socio-culturali: io dico piena di speranza. La piccola manifestazione popolare è volta al recupero o alla (ri)valorizzazione delle edicole votive, di ciò che rimane, del ricchissimo patrimonio artistico e culturale della nostra bellissima Forio.Io non ho voluto mancare a questo appuntamento che mi riproietta, come una          bella macchina del tempo, indietro di mezzo secolo, nel cuore del centro storico di Forio, dove vi ho trascorso la mia splendida fanciullezza. Questi vicoli pieni di storia e poesia, sono stati lo scenario di una vita intensa, vissuta insieme, insieme con i parenti, con i vicini, con i venditori ambulanti, provenienti dal continente che venivano a vendere di tutto, con i primi turisti. In quell’epoca, tante case erano ancora piene di macerie, per i danni della guerra finita da qualche anno, ma le massaie di quel tempo tenevano pulite le stradine, molte in terra battuta, le scopavano con delle specie di scope vegetali, del tutto improponibili ai tempi d’oggi, ma c’era la volontà di tenere il quartiere pulito. Il contrario esatto dei nostri giorni! Quando metti piede in questi antichi siti, per uno che come me  ci è nato e vissuto per tanti anni, provi un senso di sgomento che ti infonde una tristezza depressiva, unita a tanta rabbia. Le stradine sono tutte asfaltate, ma sporche, semibuie,le case non hanno più le macerie, ma sono comunque fatiscenti, parenti strette dei bassi napoletani, dove “sopravvivono” tanti poveri cristi venuti da lontano, in condizioni sub-umane, che tante volte pagano un fitto altissimo perchè agganciato alle persone che vi abitano. Dieci occupanti possono fruttare anche mille euro mensili per questi autentici porcili. E tutto questo alla luce del sole, sotto gli occhi di chi non vuol vedere. Un altro motivo per cui mi fa piacere partecipare a questi incontri popolani, è dovuto al fatto che io sono un cultore delle ceramiche antiche, come appunto le edicole votive, e fortunatamente le ho fotografate tutte, o quasi tutte (ovviamente quelle che sono rimaste). E’ inutile dire quanto impreziosiscono i tantissimi angoli dove sono murate, molte delle quali sono bellissime ed antiche, piene di arte pura.Ma il motivo più importante che mi spinge a partecipare a queste riunioni, è senz’altro quello di contribuire a far restare accesa questa flebile lucina di speranza, che queste autentiche opere d’arte popolari restino sempre al loro posto, continuando a rivestire la giusta importanza che hanno sempre meritato.

I partecipanti, ahimè, anche a questo secondo appuntamento, sono sempre pochi, troppo pochi, ma che sembrano molto di più, quando in Vico Annunziata al Centro, hanno pregato con fervore, recitando il S.Rosario propiziatorio per la rinascita di tutti i vicoli degli antichi quartieri paesani. Vico Annunziata al Centro, con la  sua splendida  edicola votiva posta alla fine del piccolo vicolo, titolata alla Madonna del S.Rosario di Pompei, è diventato il simbolo in negativo di questo degrado che attanaglia il centro storico di Forio, che quanto prima ha bisogno di una profonda riqualificazione, sempre nel solco della tradizione e della nostra storia millenaria.

   Quanto mi farebbe piacere se questi incontri, che ora pare siano frequentati dai soliti pochi, fra cui qualche paleopolitico in pensione, qualche bigotto che non perde occasione per mettersi in mostra, da qualche curioso o perditempo professionista, diventassero invece , il pretesto di aggregazione di un gran numero di persone che prendano finalmente coscienza che è venuto il tempo di voltare pagina e reagire, per evitare di sprofondare definitivamente nel baratro ormai vicino. Come sarebbe bello se tanti di noi, da questi incontri, prendesse lo spunto di  cambiare totalmente registro, imponendo una svolta al nostro modo di vivere, che è troppo pieno di edonismo individuale, di uno smodato egoismo accompagnato da un accattonaggio senza fine. Come sarebbe bello, se da questi incontri qualcuno di noi riprendesse un colorito meno cereo ed eburneo facendo qualche prova nel riprendere a sorridere, ridiventando, un poco alla volta, gentili, affabili, cortesi, accoglienti, come eravamo fino agli inizi degli anni “80. Questi elencati erano stati i magici ingredienti umani, che insieme alle smisurate  ricchezze naturali, avevano proiettato la nostra Isola nel gotha del turismo mondiale. Questi incontri , se coltivati  e seguiti con amore, potrebbero sicuramente , rifarci diventare più socievoli, familiari, partecipativi, come eravamo fine a qualche anno fa. Comunque bisogna dare atto e merito a Luciano Castaldi che almeno ci prova, che cerca nel suo piccolo di smuovere quanta più gente da questo torpore maligno che sta portando molti di noi a vivere una vita troppo virtuale e vuota. E dicevo qualche giorno fa a Luciano, che tanti di noi stanno diventando tanti “indifferenziati del niente”, troppo spesso legati a regole illogiche, che mettono al primo posto solo e solamente il raggiungimento della felicità personale. Abbiamo del tutto dimenticato che si è felici quando viviamo in un contesto felice, quando  condividiamo con il prossimo  la nostra esistenza, nel bene e nel male. Ecco perchè poi si prova una certa nostalgia quando ci si ricorda dei vecchi vicoli  medievali, malandati si per la miseria, ma decorosamente tenuti bene per l’amore della gente che ci viveva e che viveva la propria esistenza insieme agli altri, senza invidie e gelosie, che sono diventati dei virus letali della nostra brutta esistenza.

Gerardo CALISE

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