29 ago

IL MARTELLO DEGLI ERETICI

Pubblicato da luciano

<<Quando si parla agli ignoranti “uomini colti” moderni, anche cristiani, delle vecchie eresie che per secoli e secoli, ripullulando caparbie, hanno lacerato la Chiesa e, senza volerlo, l’hanno servita, c’è da sentirsi rispondere: Archeologia per bigotti e professori di patrologia! Roba da seminari, roba trapassata, spazzatura erudita!

Non è vero nulla. L’errore, benché più prodigo nelle sue forme della verità, non è fecondo all’infinito; si ripete, si riproduce, risuscita con nuove maschere. Sotto quei nomi antichi e strani di catafrigi, di antidicomariniti e di priscillianisti si ritrovano, a volte con sorpresa, utopie o bestialità o false dottrine, che conosciamo benissimo, che molti conoscono o difendono, rifiorite nell’età moderna e vive, alcune, anche oggi fra noi. Traducendole in termini contemporanei si vede subito che possono ancora appassionare gli spregiatori degli antichi eresiologi e che il conoscerle può giovare anche ai nostri più informati contemporanei.

Se dico che Agostino ha passato metà della vita ad azzuffarsi coi Manichei, coi Donatisti, e coi Pelagiani sentite subito puzzo di noia e gran voglia di saltar le pagine, ma se aggiungo che in realtà Agostino pugnò coi Teosofi, coi Protestanti e coi Romantici rizzate subito gli orecchi: vi sentite in paese di conoscenza. Sostituite – come è legittimo, con le debite cautele e limitazioni, sostituire – a Mani, la signora Blavatky, a Donato, Lutero e a Pelagio, Rousseau e vi accorgerete subito che le battaglie e le guerriglie di Agostino non sono reliquie gelide d’una vita defunta, ma come si dece, d’attualità.

Si capisce che queste identificazioni non sono eguaglianze perfette, ma parziali analogie e affinità: approssimazioni e non combaciamenti. Mutati i climi storici, l’aree d’origine, le razze e i problemi anche le facce dell’eresie mutano: l’eterno ritorno non è letteralmente vero neanche nel mondo del pensiero. Pure, scendendo al nucleo germinale, le somiglianze son tante che quelle assimilazioni possono sembrar fantastiche soltanto a coloro che si fermano all’empirìa del contorno storico.

Che il Manicheismo non sia altro – intorno al vecchio dualismo zarathustriano –che un pastone e un intruglio di religioni e filosofie di provenienza diversa l’abbiamo già visto, raccontando il primo invischiamento di Agostino. Come la Teosofia si fa buddista in Asia colla Blavatsky e cristiana in Europa con Steiner anche il Manicheismo fece il medesimo, tingendosi alla buddista in Cina e alla cristiana in occidente. Tanto il Manicheismo che la Teosofia hanno l’astuzia di addormentare i rimorsi dei loro fedeli, togliendo la responsabilità degli atti cattivi: nel primo coll’attribuirla all’invincibile dio delle tenebre, nel secondo col riferirla al Karma, cioè agli effetti di esistenze anteriori. Ma il Manicheismo somiglia alla Teosofia proprio nel metodo sincretista della sua composizione: Epifanio di Salamina lo definì “eresia policefala” e allo stesso modo si potrebbe chiamare la mistura asiatica della signora Blavatsky e dei suoi continuatori. Quanto al dualismo manicheo lo ritroviamo in altri eretici moderni, ad esempio in Renan, che concepiva la religione come una progressiva conquista del principio luminoso, dell’ideale, sul principio tenebroso o materia e animalità. E ritroviamo, in altro aspetto, riflessi dell’Avesta anche in Nietzsche che non per nulla dètte, al vociferare delle sue eruttazioni orgiastiche, il nome di Zarathustra. (…)

(…). Ho riavvicinato il Donatismo al Luteranesimo e, come si vede, con qualche fondamento. Nella ribellione di Lutero c’erano, fin dal principio, motivi o pretesti di ordine teologico ma il caval di battaglia della propaganda protestante fu, e in parte seguita ad essere, l’accusa di tradimento e di corruzione contro la Chiesa di Roma. Per i luterani, come per i donatisti, la chiesa cattolica non è più degna, per le sue colpe e le debolezze dei suoi capi, di rappresentare la verace e primitiva comunità di Cristo: dunque occorre separarsi dal centro d’infezione e istituire una nuova società religiosa che ne prenda il posto. Né le somiglianze fra i due scismi si ferma qui. Nel Donatismo, sotto le giustificazioni dottrinali, si scoprono facilmente i sostrati nazionalisti e proletari che contribuiscono alla sua fortuna, quei medesimi moti che si ritrovano nella Riforma protestante. Il Donatismo è l’oscura ribellione dell’Africa contro il dominio temporale eppoi spirituale di Roma come il protestantesimo fece appello al nascente spirito nazionale germanico perché insorgesse contro l’egemonia straniera, cioè romana. Nel Donatismo sorsero, alla fine del regno di Costantino, delle bande di fanatici, contadini e operai, che correvano le campagne rubando e bastonando al grido di Deo laudes, assaltando e saccheggiando le proprietà dei ricchi e prendendo le parti dei poveri. (…) Questi branchi di villani che colla scusa della religione si danno al brigantaggio con vaghe aspirazioni socialiste non ricordano la famigerata rivolta dei contadini che, in conseguenza del moto luterano, desolò la Germania nel 1524 e nel 1525? Né si dica che c’è, tra Donatismo e Luteranesimo, una differenza sostanziale nel fatto che il primo disapprovava ogni contatto o compromissione col potere politico mentre l’altro, fin dal principio, si servì abilmente degli interessi e delle ambizioni dei principi per ottenerne l’appoggio. Anche i Donatisti, che a discorsi facevano i puri e gli intransigenti, – e che non avevano, anche per il tempo delle persecuzioni, la coscienza pulita, come risulta dagli atti di Cirta- in pratica poi tentaron più volte do ottenere la protezione del governo imperiale e il loro accanimento dipese, in parte, dal non esservi riusciti. L’accostamento tra le due ribellioni antiromane non è, dunque, arbitrario. (…)

L’eresie, diceva San Paolo, son necessarie: non soltanto obbligano gli ortodossi a meglio chiarire la dottrina vera e a formulare via via i dogmi, ma sono un segno della vitalità della fede. Il nemico più terribile della religione non è l’eresia, ma l’indifferenza, lo scetticismo. Una chiesa senza eretici è una chiesa ossificata, ridotta a pura istituzione devozionale e giuridica. Ma le eresie son utili in quanto son combattute, superate e vinte epperciò Agostino, ch’è stato il più eroico combattitore dei suoi tempi, deve agli eretici alcune delle sue idee più profonde e parte della sua gloria>>.

(SANT’AGOSTINO di Giovanni Papini ed. Cantagalli)

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