Archivio per febbraio, 2010

28 feb

lunedì alle 21,00 su www.radiotreccia.it

Pubblicato da luciano

IN DIRETTA LA VOCE DELLA FOGNA

Prospettive economiche e turistiche di Ischia

ospiti GIUSEPPE DI MEGLIO (associazione dottori commercialisti di Ischia)

DARIO DELLA VECCHIA (pres. Associazione giovani Albergatori)

 

23 feb

le repliche con Colella e Di Scala

Pubblicato da luciano

 

le repliche di questa settimana:

mercoledì ore 12,00 la puntata con Gaetano Colella

venerdì alle 20,00 quella con l’avv. Maria Grazia Di Scala

20 feb

lunedì ore 21,00 in diretta su www.radiotreccia.it LAVOCEDELLAFOGNA

Pubblicato da luciano

ospite in studio

GAETANO COLELLA

(consigliere comunale ed ex sindaco di Forio)

 

 

18 feb

VENERDI SERA ORE 20,00 WWW.RADIOTRECCIA.IT PUNTATA SPECIALE DE LAVOCEDELLAFOGNA

Pubblicato da luciano

 

RUSPAGATE

 

 

I COSTI E LE RESPONSABILITA’ DEGLI ABBATTIMENTI

in studio l’avv. MARIA GRAZIA DI SCALA

17 feb

NO, LE RUSPE NO.

Pubblicato da luciano

Un buon cittadino non dovrebbe solo scandalizzarsi di fronte a case (anche abusive) buttate giù.

 NO, LE RUSPE NO.

 Di Giuliano Zincone (Il Foglio 17 febbraio 2010)

L’opinione pubblica esulta ringalluzzita quando i mass media raccontano le imprese delle ruspe che abbattono le case abusive. È il trionfo della legalità, commentano gli opinionisti. Secondo me, invece, si tratta di spettacoli umilianti e dolorosi, perché quelle stanze ripudiate non contengono soltanto le avidità degli speculatori, ma anche le fatiche degli operai, e progetti di vita, emozioni, affetti. Quando vedo quei crolli molto elogiati, provo sentimenti simili a quelli che angustiano l’immortale Claudio Villa davanti alla sua “Casetta de Trastevere” (“tutti li sogni cascheno, mattone pe’ mattone”, ovvero “e sotto quer piccone traditore/come quel muro me se sfascia il core”). Per questo ho compreso la rabbia di tanti abitanti di Ischia, esplosa perché la lex radeva al suolo una casupola di sessanta metri quadri, mentre tutta l’isola è sfregiata da guasti ben più estesi e da piraterie edilizie impunite. Spesso le ruspe sono ingiuste come i loro mandanti. Nel venerato scoglio di fronte a Ischia, la serena legalità ha imposto i sigilli a un piccolo ampliamento: il bagnetto di una povera coppia appena sposata che non dava fastidio a nessuno, quando, proprio accanto, sorgeva un villone arrogante che impediva la vista del mare a parecchie abitazioni. E mentre dovunque, intorno alle passeggiate panoramiche, spuntavano seconde o terze case, piscine, terrazze, bed & breakfast e magioni da affittare per ventimila euro alla settimana (sì, alla settimana). Sono sicuro di scandalizzare l’opinione pubblica, ma provo pena persino quando vengono abbattuti i sontuosi manufatti dei ricchi, degli speculatori e degli inventori di falansteri. Mi stringono il cuore quei calcinacci, quei polveroni, quegli applausi giulivi che li accompagnano. Chiaro: gli ecomostri devono scomparire, perché offendono il paesaggio e danneggiano persino il clima. Ma non si potevano prevenire, quei misfatti? Non si dovevano impedire le prepotenze e le mostrificazioni? A che cosa pensavano, dove stavano o quali mazzette incassavano, i presunti tutori della legalità, mentre nascevano quei fabbricati? Come mai nessuno castiga i delinquenti che trascurano le ispezioni antisismiche e il monitoraggio delle abitazioni pericolanti? A Favara sono morte due bambine, sotto le macerie di una casa marcia e (quella sì) da abbattere. Secondo Leonardo Sciascia, il paese di Favara era (è) uno dei comuni siciliani più infiltrati dalla mafia. Sarà un caso? E dove sono detenuti gli amministratori che hanno negato un alloggio popolare decente a quella famiglia?

È così difficile evitare gli abusi? No, è facilissimo, basta aprire gli occhi. Non è possibile che nessuno si accorga che si stanno gettando le fondamenta per una villa, per un albergo, per un ecomostro. Poi (oplà) ecco lo stupore e lo sdegno per la famose colate di cemento.

Buttiamo giù tutto? No, non tutto. Anche di fronte alle ruspe ci sono i blindati e gli inermi. Ma io non abbatterei quasi niente. Non gli alloggi (ri)utilizzabili, almeno. Infliggerei i giusti processi ai politici locali, ai costruttori e ai loro committenti, previo sequestro delle mura abusive. Invece di spendere tempo, denaro e amarezze per la fatica dei picconi, donerei o affitterei a prezzi politici gli edifici ai dannati, ai senzatetto, a chi ne ha più bisogno. A ai vicini che hanno subito i danni panoramici dovrebbe essere garantito un adeguato risarcimento, che non sarà facile quantificare. Quanto vale la privazione di un tramonto, di uno spazio d’aria, di una fetta di firmamento, di uno spettacolo di bosco o di mare?

Non è vero che gli italiani siano sempre indifferenti e/o poco disposti a protestare contro l’insorgere di manufatti che, a torto o a ragione, ritengono disturbanti, minacciosi, superflui. Anzi. Quasi ogni giorno, svariate e febbrili minoranze si mobilitano con gli appositi cartelli per impedire ogni posa di prima pietra, ogni scavo, ogni nuovo insediamento (infra)strutturale. No Tav, No Dal Molin, No Variante di valico, No Mose, No Expo veneta, No Bretella d’asfalto, No Nucleare, No Discarica, No Termovalorizzatore, No Ponte sullo stretto, No Centrale Elettrica, No Ferrovia, No porto turistico, No Stadio. No, no, no. Il popolo s’accende, eccome, contro le opere di pubblico interesse. Ma tace, o è complice quando si tratta d’impedire che poche migliaia di abusi privati sboccino sotto il naso collettivo, infliggendo rischi a tutti e a ciascuno. Questa connivenza diffusa dei comuni cittadini è (solo in parte) comprensibile. Forse a molti pare brutto fare la spia. O, più probabilmente, chi oggi chiude un occhio per l’altrui marachella s’aspetta che domani sarà ripagato da una reciproca miopia. Ma, accanto alle moltitudini perplesse o astute, ci sono le cosiddette autorità, elette-stipendiate proprio per impedire che si commettano i reati e che si minacci la salute del territorio. I sindaci, gli assessori comunali e regionali, gli ambientalisti, i poliziotti,i carabinieri, i vigili, i funzionari delle Belle Arti e persino i sindacalisti sono tutti uniti nell’applauso, quando la dinamite e le ruspe polverizzano i muri fuorilegge: i mostri e i mostriciattoli che sono anche figli loro.