IL MARTELLO DEGLI ERETICI
Pubblicato da luciano
<<Quando si parla agli ignoranti “uomini colti” moderni, anche cristiani, delle vecchie eresie che per secoli e secoli, ripullulando caparbie, hanno lacerato la Chiesa e, senza volerlo, l’hanno servita, c’è da sentirsi rispondere: Archeologia per bigotti e professori di patrologia! Roba da seminari, roba trapassata, spazzatura erudita!
Non è vero nulla. L’errore, benché più prodigo nelle sue forme della verità, non è fecondo all’infinito; si ripete, si riproduce, risuscita con nuove maschere. Sotto quei nomi antichi e strani di catafrigi, di antidicomariniti e di priscillianisti si ritrovano, a volte con sorpresa, utopie o bestialità o false dottrine, che conosciamo benissimo, che molti conoscono o difendono, rifiorite nell’età moderna e vive, alcune, anche oggi fra noi. Traducendole in termini contemporanei si vede subito che possono ancora appassionare gli spregiatori degli antichi eresiologi e che il conoscerle può giovare anche ai nostri più informati contemporanei.
Se dico che Agostino ha passato metà della vita ad azzuffarsi coi Manichei, coi Donatisti, e coi Pelagiani sentite subito puzzo di noia e gran voglia di saltar le pagine, ma se aggiungo che in realtà Agostino pugnò coi Teosofi, coi Protestanti e coi Romantici rizzate subito gli orecchi: vi sentite in paese di conoscenza. Sostituite – come è legittimo, con le debite cautele e limitazioni, sostituire – a Mani, la signora Blavatky, a Donato, Lutero e a Pelagio, Rousseau e vi accorgerete subito che le battaglie e le guerriglie di Agostino non sono reliquie gelide d’una vita defunta, ma come si dece, d’attualità.
Si capisce che queste identificazioni non sono eguaglianze perfette, ma parziali analogie e affinità: approssimazioni e non combaciamenti. Mutati i climi storici, l’aree d’origine, le razze e i problemi anche le facce dell’eresie mutano: l’eterno ritorno non è letteralmente vero neanche nel mondo del pensiero. Pure, scendendo al nucleo germinale, le somiglianze son tante che quelle assimilazioni possono sembrar fantastiche soltanto a coloro che si fermano all’empirìa del contorno storico.
Che il Manicheismo non sia altro – intorno al vecchio dualismo zarathustriano –che un pastone e un intruglio di religioni e filosofie di provenienza diversa l’abbiamo già visto, raccontando il primo invischiamento di Agostino. Come la Teosofia si fa buddista in Asia colla Blavatsky e cristiana in Europa con Steiner anche il Manicheismo fece il medesimo, tingendosi alla buddista in Cina e alla cristiana in occidente. Tanto il Manicheismo che la Teosofia hanno l’astuzia di addormentare i rimorsi dei loro fedeli, togliendo la responsabilità degli atti cattivi: nel primo coll’attribuirla all’invincibile dio delle tenebre, nel secondo col riferirla al Karma, cioè agli effetti di esistenze anteriori. Ma il Manicheismo somiglia alla Teosofia proprio nel metodo sincretista della sua composizione: Epifanio di Salamina lo definì “eresia policefala” e allo stesso modo si potrebbe chiamare la mistura asiatica della signora Blavatsky e dei suoi continuatori. Quanto al dualismo manicheo lo ritroviamo in altri eretici moderni, ad esempio in Renan, che concepiva la religione come una progressiva conquista del principio luminoso, dell’ideale, sul principio tenebroso o materia e animalità. E ritroviamo, in altro aspetto, riflessi dell’Avesta anche in Nietzsche che non per nulla dètte, al vociferare delle sue eruttazioni orgiastiche, il nome di Zarathustra. (…)
(…). Ho riavvicinato il Donatismo al Luteranesimo e, come si vede, con qualche fondamento. Nella ribellione di Lutero c’erano, fin dal principio, motivi o pretesti di ordine teologico ma il caval di battaglia della propaganda protestante fu, e in parte seguita ad essere, l’accusa di tradimento e di corruzione contro la Chiesa di Roma. Per i luterani, come per i donatisti, la chiesa cattolica non è più degna, per le sue colpe e le debolezze dei suoi capi, di rappresentare la verace e primitiva comunità di Cristo: dunque occorre separarsi dal centro d’infezione e istituire una nuova società religiosa che ne prenda il posto. Né le somiglianze fra i due scismi si ferma qui. Nel Donatismo, sotto le giustificazioni dottrinali, si scoprono facilmente i sostrati nazionalisti e proletari che contribuiscono alla sua fortuna, quei medesimi moti che si ritrovano nella Riforma protestante. Il Donatismo è l’oscura ribellione dell’Africa contro il dominio temporale eppoi spirituale di Roma come il protestantesimo fece appello al nascente spirito nazionale germanico perché insorgesse contro l’egemonia straniera, cioè romana. Nel Donatismo sorsero, alla fine del regno di Costantino, delle bande di fanatici, contadini e operai, che correvano le campagne rubando e bastonando al grido di Deo laudes, assaltando e saccheggiando le proprietà dei ricchi e prendendo le parti dei poveri. (…) Questi branchi di villani che colla scusa della religione si danno al brigantaggio con vaghe aspirazioni socialiste non ricordano la famigerata rivolta dei contadini che, in conseguenza del moto luterano, desolò la Germania nel 1524 e nel 1525? Né si dica che c’è, tra Donatismo e Luteranesimo, una differenza sostanziale nel fatto che il primo disapprovava ogni contatto o compromissione col potere politico mentre l’altro, fin dal principio, si servì abilmente degli interessi e delle ambizioni dei principi per ottenerne l’appoggio. Anche i Donatisti, che a discorsi facevano i puri e gli intransigenti, – e che non avevano, anche per il tempo delle persecuzioni, la coscienza pulita, come risulta dagli atti di Cirta- in pratica poi tentaron più volte do ottenere la protezione del governo imperiale e il loro accanimento dipese, in parte, dal non esservi riusciti. L’accostamento tra le due ribellioni antiromane non è, dunque, arbitrario. (…)
L’eresie, diceva San Paolo, son necessarie: non soltanto obbligano gli ortodossi a meglio chiarire la dottrina vera e a formulare via via i dogmi, ma sono un segno della vitalità della fede. Il nemico più terribile della religione non è l’eresia, ma l’indifferenza, lo scetticismo. Una chiesa senza eretici è una chiesa ossificata, ridotta a pura istituzione devozionale e giuridica. Ma le eresie son utili in quanto son combattute, superate e vinte epperciò Agostino, ch’è stato il più eroico combattitore dei suoi tempi, deve agli eretici alcune delle sue idee più profonde e parte della sua gloria>>.
(SANT’AGOSTINO di Giovanni Papini ed. Cantagalli)
IL PAESE ALL’INCONTRARIO
Pubblicato da luciano
PROPONGO QUI A” BENEFICIO” (beh, consentitemi di darmi un po’ di arie…) DI QUANTI SE LO AVESSERO PERSO E DEGLI AMICI DI ISCHIABLOG CHE, DOPO IL COPIAINCOLLA, DARANNO VIA AL CONSUETO STILLICIO DI ANONIME (E PERCIO’ DOPPIAMENTE SQUALLIDE) SECCHIARE DI… FANGO CONTRO IL SOTTOSCRITTO, IL MIO COMMENTO DI SABATO SCORSO PUBBLICATO SUL QUOTIDIANO DI ISCHIA E PROCIDA “IL GOLFO”. BUONA LETTURA A TUTTI.
di Luciano Castaldi
Giuro che vorrei evitare di “cadere in tentazione”. Ma proprio non ce la faccio. La carne è “debole”. E lo spirito pure. Perciò, pur consapevole di finire impigliato in nuove occasioni di “peccato” (e c’è poco da ironizzare: non vi dico i pensieri e le parolacce che mi vengono…), non posso fare a meno di sorbirmi le sortite di certi uomini del potere la cui ipocrisia è pari solo alla propria ingordigia.
OH, PER BACCO: DICASI SOLIDARIETA’
Che bello vivere nel mondo della fantasia!!!
Che bello sentir parlare i nostri rappresentanti nientemeno che di “solidarietà”, di “diritti” e (oibò!) di “doveri”!
Che angioletti! Sembrano così convinti di quel che dicono che, quasi quasi… ti vien voglia di applaudirli. Sì, sapete perché? Perché mi ricordano una bellissima favola di Lidia Raveri dal titolo emblematico: “Il paese all’incontrario”. “Eseap” è un paese molto ma molto particolare, nel quale tutto funziona alla rovescia: le case hanno le ruote e nelle auto ci si abita, i topi fanno le fusa e i gatti sguazzano nelle fogne…
Una amabile ma efficace critica alla società dei consumi, al turismo di massa, all’arroganza del potere e alla stupidità del conformismo.
Ancora meglio Vivian Lamarque, una poetessa italiana, che ha pubblicato una più pertinente (per il ragionamento che provo a fare) raccolta di favole: “Mettete subito in disordine”. Anche qui siamo in una città all’incontrario: Oirartnoc. Una città dove le mamme la sera urlano ai loro figli di mettere tutto in disordine, se no guai a loro. Una città dove i ricchi sono poveri e i poveri sono ricchi. Dove la neve invece di scendere sale… Dove non solo le strade luccicano, ma non trovi per terra nemmeno un biglietto dell’autobus, neppure mezzo, neppure una cicca di sigaretta, niente di niente. Nemmeno nell’erba dei giardini trovi niente. Neppure una lattina, neppure una bottiglietta. A Oirartnoc le zanzare non hanno mai (ma mai, mai!) dato un morsetto ai bambini, neppure mezzo, neppure per sbaglio. Le multe? E che roba è?
Perciò… quando i nostri amministratori parlano di solidarietà, di “rendere fruibile” e blabla (e noi stentiamo a capirli), forse è perché pensano l’incontrario.
IL PAESE CON L’ESSE DAVANTI
Un altro grandissimo autore di letteratura per ragazzi, Gianni Rodari, scrisse invece “Il Paese con l’esse davanti”. Il protagonista, Giovannino Perdigiorno, viaggia, viaggia arriva nel paese con l’esse davanti. Qui il temperino è uno stemperino, perché fa ricrescere le matite quando sono consumate, anziché temperarle. Poi c’è lo staccapanni: non bisogna attaccarci niente, c’è già tutto attaccato. Se avete bisogno di un cappotto andate lì e lo staccate. Chi ha bisogno di una giacca, non deve mica comprarla. Nooo! Va allo staccapanni e la stacca. E poi? Poi c’è la fotografia che fa le caricature, così si ride. Infine c’è lo scannone che è il contrario del cannone. È facilissimo adoperarlo, perché se c’è la guerra, i bambini suonano la stromba e la guerra è subito disfatta.
Mi rallegro. In fondo, anch’io vivo nel paese con l’esse davanti! Ci sono le “sprivatizzazioni” delle spiagge… le svigiline… le sleggi… e gli spolitici che… si nascondono dietro cause alte e nobili per strumentalizzare le persone più sfortunate. Capito che tronzi? (la esse qui non serve!).
CECHI NON CIECHI
A metà settimana “Il Golfo” ha titolato a tutta pagina: “Sbarcano a Ischia i turisti cechi”. Beh, compro i giornali a prima mattina per cui… un po’ distratto mi è capitato di leggere “ciechi” e subito ho pensato: se vengono dalle mie parti, almeno risparmiamo loro lo “spettacolo” della solidarietà a pagamento, dell’immondizia per le strade, della mucillagine, degli scempi delle nostre coste e così via. Ma era scritto cechi. Per (s) fortuna.
LA FORZA DELLA TELEVISIONE
Povera Sicilia! La culla della “Magna Grecia”. “L’isola continente”. L’isola della cultura, degli arabi, dei normanni, della filosofia, della musica, degli agrumi, dell’arte, dei cannoli, del marsala, del vino, della pasta con le sarde e degli arancini… L’isola di Luigi Capuana, Giovanni Verga, Giuseppe Tommasi di Lampedusa, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia e… Franco Battiato… viene presa di mira da un’agenzia di viaggi che così la propone al “grande pubblico”: “Sulle tracce di Montalbano”. Montalbano???? Sì, Montalbano, proprio lui. Il “commissario”. Il personaggio televisivo tratto dai romanzi di Andrea Camilleri, lo scrittore che non dice nulla, ma lo dice bene. Quello che viene imitato da Fiorello e che è oramai più citato di Norbetto Bobbio perché è ben schierato politicamente. Chissà se romanzi del genere fossero scritti da “sporchi reazionari” come reagirebbe la critica “illuminata”. Mah…
Ebbene anche a Ischia c’è da preoccuparsi. E non poco.
Ma ci pensate?
E se per pubblicizzare Ischia a qualcuno venisse in mente di sfruttare alcuni recenti prodotti televisivi legati al nostro “scoglio”? Oddio noooo!!! Ci ritroveremmo con slogan tipo “Sulle orme di Bud Spencer” o, che ne so, “Dietro le marachelle di Alvaro Vitali”… (ops… scusatemi sono stato ancora una volta cattivissimo! Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa…).
UN TUFFO NEL PASSATO PER GUARDARE CON SPERANZA AL FUTURO
Pubblicato da luciano
Il Centro Culturale “Galadriel”,presieduto da Luciano Castaldi, per il secondo anno consecutivo si è reso promotore di una iniziativa piena di significati socio-culturali: io dico piena di speranza. La piccola manifestazione popolare è volta al recupero o alla (ri)valorizzazione delle edicole votive, di ciò che rimane, del ricchissimo patrimonio artistico e culturale della nostra bellissima Forio.Io non ho voluto mancare a questo appuntamento che mi riproietta, come una bella macchina del tempo, indietro di mezzo secolo, nel cuore del centro storico di Forio, dove vi ho trascorso la mia splendida fanciullezza. Questi vicoli pieni di storia e poesia, sono stati lo scenario di una vita intensa, vissuta insieme, insieme con i parenti, con i vicini, con i venditori ambulanti, provenienti dal continente che venivano a vendere di tutto, con i primi turisti. In quell’epoca, tante case erano ancora piene di macerie, per i danni della guerra finita da qualche anno, ma le massaie di quel tempo tenevano pulite le stradine, molte in terra battuta, le scopavano con delle specie di scope vegetali, del tutto improponibili ai tempi d’oggi, ma c’era la volontà di tenere il quartiere pulito. Il contrario esatto dei nostri giorni! Quando metti piede in questi antichi siti, per uno che come me ci è nato e vissuto per tanti anni, provi un senso di sgomento che ti infonde una tristezza depressiva, unita a tanta rabbia. Le stradine sono tutte asfaltate, ma sporche, semibuie,le case non hanno più le macerie, ma sono comunque fatiscenti, parenti strette dei bassi napoletani, dove “sopravvivono” tanti poveri cristi venuti da lontano, in condizioni sub-umane, che tante volte pagano un fitto altissimo perchè agganciato alle persone che vi abitano. Dieci occupanti possono fruttare anche mille euro mensili per questi autentici porcili. E tutto questo alla luce del sole, sotto gli occhi di chi non vuol vedere. Un altro motivo per cui mi fa piacere partecipare a questi incontri popolani, è dovuto al fatto che io sono un cultore delle ceramiche antiche, come appunto le edicole votive, e fortunatamente le ho fotografate tutte, o quasi tutte (ovviamente quelle che sono rimaste). E’ inutile dire quanto impreziosiscono i tantissimi angoli dove sono murate, molte delle quali sono bellissime ed antiche, piene di arte pura.Ma il motivo più importante che mi spinge a partecipare a queste riunioni, è senz’altro quello di contribuire a far restare accesa questa flebile lucina di speranza, che queste autentiche opere d’arte popolari restino sempre al loro posto, continuando a rivestire la giusta importanza che hanno sempre meritato.
I partecipanti, ahimè, anche a questo secondo appuntamento, sono sempre pochi, troppo pochi, ma che sembrano molto di più, quando in Vico Annunziata al Centro, hanno pregato con fervore, recitando il S.Rosario propiziatorio per la rinascita di tutti i vicoli degli antichi quartieri paesani. Vico Annunziata al Centro, con la sua splendida edicola votiva posta alla fine del piccolo vicolo, titolata alla Madonna del S.Rosario di Pompei, è diventato il simbolo in negativo di questo degrado che attanaglia il centro storico di Forio, che quanto prima ha bisogno di una profonda riqualificazione, sempre nel solco della tradizione e della nostra storia millenaria.
Quanto mi farebbe piacere se questi incontri, che ora pare siano frequentati dai soliti pochi, fra cui qualche paleopolitico in pensione, qualche bigotto che non perde occasione per mettersi in mostra, da qualche curioso o perditempo professionista, diventassero invece , il pretesto di aggregazione di un gran numero di persone che prendano finalmente coscienza che è venuto il tempo di voltare pagina e reagire, per evitare di sprofondare definitivamente nel baratro ormai vicino. Come sarebbe bello se tanti di noi, da questi incontri, prendesse lo spunto di cambiare totalmente registro, imponendo una svolta al nostro modo di vivere, che è troppo pieno di edonismo individuale, di uno smodato egoismo accompagnato da un accattonaggio senza fine. Come sarebbe bello, se da questi incontri qualcuno di noi riprendesse un colorito meno cereo ed eburneo facendo qualche prova nel riprendere a sorridere, ridiventando, un poco alla volta, gentili, affabili, cortesi, accoglienti, come eravamo fino agli inizi degli anni “80. Questi elencati erano stati i magici ingredienti umani, che insieme alle smisurate ricchezze naturali, avevano proiettato la nostra Isola nel gotha del turismo mondiale. Questi incontri , se coltivati e seguiti con amore, potrebbero sicuramente , rifarci diventare più socievoli, familiari, partecipativi, come eravamo fine a qualche anno fa. Comunque bisogna dare atto e merito a Luciano Castaldi che almeno ci prova, che cerca nel suo piccolo di smuovere quanta più gente da questo torpore maligno che sta portando molti di noi a vivere una vita troppo virtuale e vuota. E dicevo qualche giorno fa a Luciano, che tanti di noi stanno diventando tanti “indifferenziati del niente”, troppo spesso legati a regole illogiche, che mettono al primo posto solo e solamente il raggiungimento della felicità personale. Abbiamo del tutto dimenticato che si è felici quando viviamo in un contesto felice, quando condividiamo con il prossimo la nostra esistenza, nel bene e nel male. Ecco perchè poi si prova una certa nostalgia quando ci si ricorda dei vecchi vicoli medievali, malandati si per la miseria, ma decorosamente tenuti bene per l’amore della gente che ci viveva e che viveva la propria esistenza insieme agli altri, senza invidie e gelosie, che sono diventati dei virus letali della nostra brutta esistenza.
Gerardo CALISE
Una nuova “Foriofuturo” per il futuro di Forio
Pubblicato da luciano
Ci penso spesso. Riveduta e corretta quella è l’unica proposta che mi sento di rilanciare per Forio: un movimento civico per affrontare le urgenze di un territorio massacrato da trent’anni di sviluppo insostenibile, di miope egoismo, di arrivismo e, soprattutto, di cretinismo.
C’è bisogno di lavorare senza risparmio per ricostruire quel che è stato distrutto.
Occorre una svolta antropologica per recuperare le nostre radici, per salvare il salvabile e progettare un futuro all’insegna dell’ottimismo e del bene comune.
Pensiamo ad un’alleanza civica per Forio che, senza moralismi e giacobinismi, imponga la certezza delle regole, il primato della legalità, l’efficienza dei servizi, la solidarietà tra i cittadini e le categorie.
Un sogno?
Sì.
IL MATTINO
Pubblicato da luciano
Su “Il Mattino” in edicola oggi, bellissimo servizio di Ciro Cenatiempo sull’iniziativa del Centro Galadriel a difesa delle edicole votive dell’isola d’Ischia.
